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Storia



La Villa del Seminario sul monte Recamao a Roverè Veronese è un maestoso edificio costruito tra il 1931 e il 1933.
Per capirne il senso e le motivazioni bisogna ripercorrere qualche pagina di storia; infatti sono parecchi i fattori che hanno condotto alla decisione di realizzare l’edificio.

Storia della villeggiatura

L’uso della villeggiatura pare molto antico; ma non è il caso di andare a far ricerche nell’antica storia Romana; ci basta risalire all’epoca rinascimentale in cui molti Signori dominatori dei vari staterelli d’Italia oltre ad avere sontuose dimore in città si facevano edificare palazzi anche nelle campagne. Nel corso del tempo anche famiglie borghesi seguirono l’uso, specialmente quelle che avevano possessioni terriere; la villa in campagna serviva anche per sorvegliare i lavori e per raccogliervi i prodotti delle campagne di loro proprietà. Ma serviva anche come luogo di vacanza per i propri famigliari o anche congiunti di vario grado.
Nel corso del secolo XVI e XVIII sorsero molte ville tra le colline moreniche della zona gardesana, nella Valpolicella ma anche in zone di pianura come ben documentano vari volumi di abbastanza recente pubblicazione (1).
Così le famiglie nobili e borghesi presero l’abitudine della villeggiatura, tanto che il famoso commediografo Carlo Goldoni elaborò delle commedie sul tema della villeggiatura (2).
Il tempo della villeggiatura non era il cuore dell’estate, ma l’ultima parte di esso e la prima parte dell’autunno cioè settembre e ottobre con qualche anticipo all’ultima settimana di agosto e qualche prolungamento fino a S.Martino (11 novembre). Tale uso fu canonicamente osservato fino ai primi decenni del secolo XX cioè fino alla prima guerra mondiale e in pochi casi anche dopo (3).
Di villeggiatura o vacanza in montagna o al mare non se ne parlava.
Di soggiorni al mare si cominciò a parlare verso la metà del secolo XIX, cioè intorno al 1850, ma solo come mezzo di cura per i bambini (4).
Le modifiche al calendario scolastico che portarono ad anticipare l’inizio delle lezioni ai primi di ottobre e la conclusione a fine giugno e il progressivo uso di soggiorni in montagna o al mare comportarono scelte diverse.

Caso del Seminario

Gli studenti del Seminario non ebbero nel corso del 1700 e del 1800 alcun programma o problema di villeggiatura.
Dopo che il Vescovo Mons. Innocenzo Liruti divise il convitto del Collegio Vescovile da quello del Seminario, si introdussero per gli alunni del Collegio usi diversi data la presenza tra di essi di figli di nobili e di ricca borghesia; tra le varie cose anche l’uso della villeggiatura autunnale.
Verso il 1830 fu acquistato l’ex convento francescano a Bussolengo e fu destinato a luogo di villeggiatura autunnale per gli alunni del Collegio Vescovile.
Quando all’inizio del novecento la villeggiatura dei collegiali cessò o prese altre sedi, lo stabile di Bussolengo servì per la villeggiatura dei chierici, che per la diversità dei calendari scolastici veniva a cadere tra luglio e agosto.
Una villeggiatura a Bussolengo in piena estate non aveva senso: bisognava scegliere un posto in altura.
A questo motivo se ne aggiungeva un altro anche più grave: imperversava in quegli anni la tubercolosi (5) che aveva fatto vittime anche tra i seminaristi e i giovani sacerdoti. Era necessario prevenire quella malattia e proprio come prevenzione veniva suggerito il soggiorno in montagna.

L’iniziativa di Mons. Timoteo Lugoboni

Mons. Girolamo Cardinale, vescovo di Verona, succeduto nel 1923 al cardinale Bacilieri, nel 1924 nominò rettore del Seminario Mons. Timoteo Lugoboni, arciprete di Bovolone; per circa due anni tenne i due incarichi, cioè quello di parroco e quello di Rettore; nel 1927 lasciò definitivamente la parrocchia per il compito di Rettore.
Per questo suo compito dovette affrontare, tra gli altri, anche il problema della villeggiatura. In un primo momento pensò a Valdiporro, dove era stato maestro e cooperatore subito dopo la sua ordinazione sacerdotale (1899) per circa quattro anni.
Vi conosceva un anziano signore senza eredi che poteva essere l’eventuale donatore del terreno; ma questi scelse una diversa destinazione dei suoi beni.
Quindi bisognava rivolgersi altrove. Mons. Lugoboni si rivolse a Roverè, dove dal 1915 era parroco D. Antonio Quarella, che conosceva dai tempi del Seminario.
Non ci è dato di sapere quali contatti e quali passi furono fatti per arrivare alla decisione. Di fatto don Quarella assecondò ben volentieri l’iniziativa, considerandola un onore per il paese e anche un vantaggio.
Così all’incirca nel 1930 maturò il progetto della Villa per un  soggiorno estivo dei seminaristi.
Per il progetto Mons. Lugoboni si affidò all’architetto Domenico Rupolo, che già aveva elaborato il rifacimento della chiesa del Seminario in città (6).
Nel corso di due anni (1932-1933) fu eretta e l’inaugurazione avvenne il 2 agosto 1933 con una grande processione e l’intervento del Vescovo Mons. Cardinale (7). Anche su “L’Osservatore Romano” fu pubblicato un articolo che elogiava la diocesi e il vescovo per la realizzazione di questa villa.
Nell’edificio fu ricavata sul lato nord la cappella che fu decorata di un crocifisso copia tratta da quello famoso di Pietro Tacca e di una Assunzione della Beata Vergine Maria, opera del pittore Agostino Pegrassi.
Fu consacrata qualche anno più tardi il 13 agosto 1936 dal Vescovo Mons. Cardinale (8).

Vicende Successive

Dal 1934 al 1942 la villa diede ospitalità ai seminaristi nel mese di agosto di ogni anno per un  periodo di riposo animato però da gite e attività ricreative svolte con grande entusiasmo (9).
Nel 1943, quando si aggravarono i pericoli della guerra si decise di portare le classi delle tre medie inferiori e le due del ginnasio a Roverè.
Nel 1944 anche le classi di liceo furono portate a Roverè dove si svolsero con sacrificio di alunni ed insegnanti i due anni scolastici (10).
Nel 1947, cresciuto il numero dei seminaristi nelle tre medie inferiori, l’ambiente di Bussolengo in cui erano state collocate dal 1935, risultava insufficiente; perciò i Superiori e il Vescovo decisero di trasferirle nella villa di Roverè, considerando che l’esperienza degli anni della guerra non era stata negativa.
Di conseguenza dal 1947 la villa ospitò le classi delle medie inferiori; anzi nel 1951 diventò insufficiente, sicchè la terza media si dovette tenere in città.
A Roverè rimasero la prima e seconda media con tre sezioni ciascuna fino all’anno scolastico 1958-1959, quando passarono al nuovo edificio di S.Massimo.
La villa continuò ad ospitare i gruppi di seminaristi, ma a turni alternati, dato il rilevante numero.
Intanto però andavano cambiando i gusti e i programmi: per i soggiorni estivi alcune classi si diressero alla villa del Seminario di Treviso a Forno di Zoldo; alcuni gruppi si orientarono ai campeggi in varie zone, tanto da far apparire inutile l’edificio di Roverè, finchè si maturò la decisione di un diverso utilizzo con una radicale trasformazione, come si vede al presente.
Non si può concludere questa esposizione senza ricordare che l’edificio di Roverè oltre che per l’uso del Seminario servì spesso per gli esercizi spirituali dei sacerdoti, per riunioni di organizzazioni cattoliche e negli anni 1946-1949 anche per colonia montana per tanti ragazzini, bisognosi di villeggiatura e assistiti dalla Pontificia Opera di Assistenza (POA) che tanto operò in tempo di guerra e nei difficili anni del dopo-guerra.
Si tratta dunque di un servizio molteplice alla Chiesa Veronese, che è giusto ricordare anche ai posteri.

                                                                                                 Mons.Angelo Orlandi
                                                                                       (Bibliotecario Seminario Vescovile)

Note
1) Cfr. “La Villa nel veronese”. A cura di G.Franco Viviani,Verona,Banca Mutua Popolare,1975
2) C.GOLDONI, Le smanie per la villeggiatura; Le avventure della villeggiatura; Il ritorno dalla villeggiatura. Cfr:Dizionario Letterario delle Opere, Milano Bompiani,1964, vol.VI,pp.803-804.
3) A.STOPPANI,Il bel paese,Milano,Barion,1941,pp.15-16. Nell’introduzione si ha la descrizione del ritorno dalle vacanze alla metà d’ottobre.
4) Nel 1869 il poeta Giacomo Zanella dedicò a questo argomento una sua composizione “Gli ospizi marini”. G.Zanella, Poesie, Firenze,1933,pp.134-137.
5) A Verona per curare i malati di tubercolosi erano sorte tre strutture: una a Chievo, una seconda a Ponton e la terza alla Grola sopra S.Ambrogio di Valpolicella.
6) La chiesa era stata rielaborata e rifatta sulla pianta settecentesca del teatro; fu inaugurata il primo maggio 1933. Durò appena 11 anni non completi, perché l’8 febbraio 1944 durante un’incursione aerea fu colpita da una bomba e ridotta a cumulo di macerie. Né si poté poi ricostruire.
7) Le cronache si trovano in “Seminarium” a.II, n.3, pp.98-101.
8) Seminarium a.V (1936), fasc.I, pp.15-16.
9) Ne danno conto le cronache nel periodico Seminarium citato.
10) Cfr  VITTORIO MONTORIO, Il Seminario di Verona, Verona,1968,p.53.

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